Aiutate Musseu stagione 2013

Fratelli a voi tutti che mi seguite chiedo un'aiuto per compiere i miei grandi viaggi "purtroppo" dettati dalla forte spesa !!!
Fisicamente e mentalmente sono pronto a qualsiasi sfida!

Ma essendo padre di famiglia e operaio non riesco a far fronte. Mi rendo conto che i tempi non sono dei migliori per nessuno, ma basta un piccolo contributo da tanti per realizzare un grande sogno!

Aiutate Musseu "donazione" con paypal ( pulsante qui sotto)

oppure mandando un contributo al Banco Popolare conto corrente numero iban IT43N0503459602000000802317 intestato a Murari Giorgio

per info email giorg9@alice.it, cell +393394738161
GRAZIE DI CUORE un abbraccio da Musseu

"vivi questo mondo e vivilo con intensità, con passione.Vivilo con totalità,con tutto il tuo essere....e da quella passione, amore e gioia, diventerai capace di andare oltre "

domenica 31 gennaio 2010

Un giorno di ordinaria follia

Oggi ho voglia di fare , come al solito !!!!!! in bici difficilmente programmo qualcosa a lungo termine , vivo il presente , il passato è passato e il futuro si vedrà !!!!!!
No tabelle , preparazione specifiche , peso forma e balle varie da cammelli paranoici , mi piace vivere da Musseu .
I giorni della merla , freddo siberiano e neve , tempo ideale per andare sul Corno , questa volta si parte da casa e con il buio , ho in mente un bel giro , due colli di riscaldamento e poi su dritti fino "al cielo ".
Ore 6 sveglia , guardo fuori dalla finestra, beneee è caduta un po di neve e il freddo si fa sentire .
Colazione con Lady e via , mtb con gomme chiodate, sono le 7 , il buio padroneggia la scena , dopo 2 km di piano ecco il primo strappo che mi porta sul colle masua , 1 km con pendenze sul 15 % e strappi al 20% , strada a tratti cementata completamente ghiacciata , ma le chiodate fanno il suo sporco lavoro , è si... la mtb è tutta un'altra cosa è da contadini , c'è da lavorare duro , non si riposa mai , ma a me piace anche essere contadino !!!! anche se ti limita il kilometraggio .
Giù a Valgatara da un ciottolato traditore , ma non essendo mai stato un fenomeno in discesa mi limito a portarla fuori , incrocio un trattore , mi guarda perplesso come dire " che caz... fai a quest'ora ......"
Io pazzo !!! è lui il pazzo che di domenica alle 8 del mattino con neve e freddo va in campagna ..
Pochi metri di piano e su da un'altro micidiale strappo in cemento , fra poco troveremo cemento anche sotto le vigne !!!!!
Le pendenze sono severe a tratti si tocca il 25% , con fatica arrivo sopra , fatti 8 km 400 mds , si scende a Fumane , sempre tranquillo e controllato , da qua si sale fino alla mitica vetta del corno ,25 km di salita , destra ,prendo una bellissima salita asfaltata ( ex sterrata) che porta dritta in 8 km a Cavalo , ma non c 'è speranza di non sputare sangue perché le pendenze sono costanti sul 10% e il ghiaccio la neve, il freddo fanno il resto , vicino a Cavalo in una prateria ,abbandonati a "meditare" tre splendidi cavalli , bellissimi..... , mi fermo li chiamo , ei.... vengono , sarà l'odore che ho addosso di Lady !!!! in pochi attimi eccoci amici , estraggo una barretta dalla tasca la divido in quattro pezzi , un pezzo a ciascuno , ciao bellissimi alla prossima , non posso stare fermo troppo il freddo ti massacra , -5 gradi , ultima curva sotto vento , appena sbuco allo scoperto un forte vento gelido mi fa capire che lassù oggi non ci devo arrivare , la temperatura cala di brutto , neve che vola da tutte le parti , mi sembra il vento del mout ventoux !!! supero il paese portato a spasso , a tratti faccio fatica vedere la strada e stare in piedi , sinistra , ritorno su sterrato immerso in un splendido bosco , mi sembra di sognare , niente più vento , neve fresca , soffice , solo una traccia , quella di una volpe , ad un tratto sento un rumore mi giro di scatto , vedo un'ombra scivolare giù per una scarpata , mollo la bici corro , niente !!! peccato ..... ,visto che mi sono fermato , faccio il primo spuntino , meglio approfittarne di questo riparo , appena ritornerò allo scoperto sicuramente il vento si farà sentire , mega panino , faccio per bere .... le borracce sono due pezzi di marmo non riesco nemmeno ad aprirle , va be... prendo un po di neve fresca , lascio per terra qualche pezzo di pane per la mia "amica" e si riparte , esco dal bosco ,il vento è li che mi aspetta più cattivo di prima , la strada diventa difficile , non vedo più nulla il freddo è disumano , mi fermo a mettermi lo spolvero in gorotex , un'impresa ... vola da tutte le parti ,il passamontagna lo tengo per la discesa del corno , non posso giocarmelo adesso , subisco e subisco ma non mollo , arrivo alla breve discesa che porta a Breonio , ritorno sulla statale , ma la sinfonia non cambia , percorro il tratto fino a Fosse meditando , che sia il caso di mollare !!! siamo già oltre , poi c'è anche da scendere , sono le 10,30 , ma lo sguardo è sempre fisso alla cima , il resto non conta , lentamente arrivo a Fosse , la poca gente che trovo mi guarda perplessa , un giovane mi guarda e mi dice " ragazzo come fai andare via con questo vento e freddo " io lo guardo e gli dico " ragazzo io devo arrivare lassù al corno" scuote la testa e sene va .
Chiesa di Fosse da li parte la strada che porta dritta alla meta , i primi 2 km sono duri molto duri anche se sono su asfalto , più si sale e più ...... , montagne di neve trasportate dal vento intralciano il cammino un vento freddo come un bisturi mi taglia il viso , a stento vedo dove vado , ma si sale e non mollo , finisce la statale inizia il tratto finale 4 km di passione , son tornato sotto vento , la neve ormai è alta ed a stento riesco a pedalare , la ruota scivola , 3 km alla vetta mi tocca scendere la neve è troppo alta , via a piedi , supero dei giovani vecchietti a spasso super imbottiti , mi incoraggiano, ringrazio e vado avanti , 40 cm di neve per fortuna bella ghiacciata si sprofonda a tratti , ormai sono sopra esco all'aperto , manca un km , impossibile continuare -10 gradi 50 cm di neve e raffiche di vento che tolgono il respiro, ma la vetta è li , mollo la bici e vado da solo , si cammina su dune di neve in continuo variare , eccoci ci sono , mi limito ad un timido urlo e poi giù in fretta alla bici , 40 km , 2000 mds , adesso mi aspetta la discesa , percorro a piedi il primo tratto sbando da tutte le parti , impossibile cavalcare la bici , poi lentamente ritorno sottovento , mi fermo metto il passa montagna e via giù come una fucilata , non ho freddo mi sembra di sognare , non so perché ma penso al mio amico Mauri , mi da forza .
Fosse ,non mi fermo , giù ancora alla località schioppo dove prendo un sterrato che dolcemente da boschi , cemento e fango in "pochi attimi" mi riporta alla meson .

domenica 24 gennaio 2010

24 gennaio giro polare

Oggi 24 gennaio giorno del 14 compleanno di Francesco il più piccolo dei miei tre figli , rientro previsto per le 12 e allenamento almeno di 5 ore , dunque non mi resta che partire presto , si parte alle 6 !!!!
Giro della valle al contrario affrontando subito la val d'Adige per poi tornare dal lago.
Consapevole che solo gli orsi polari come me di Gennaio a quell'ora con il freddo "mite" ......... non provo nemmeno proporre , mando un timido messaggio a due amici che passando dalle loro zone forse ad una certa ora ..... magari !!!!!!
Ore 5.30 suona la sveglia via si parte colazione a me e alla lady ( nuovo compagno di famiglia una cagnetta di tre mesi ) , rito di vestizione per il polo , fanali , borsa da viaggio , fuori buio pesto , umidità pazzesca e nebbia , allegria.... che vuoi di più .
Affronto la rampa dello scivolo del garage alle ore 6.35 , ho perso un po di tempo a giocare con Lady , come al solito, di questo periodo la prima cosa che mi balza nel mio unico neurone che mi è rimasto è " caz.... che freddo" , a rischio d'infarto per i primi 5 km , la colazione stenta a mettersi in moto il mio povero fisico non ne ha il tempo preso come è a tenere a temperatura la macchina e allora non mi resta che viaggiare lento osservando quel poco che si vede , poca gente per strada "miga" i cronometri segnano -1 , il cielo è grigio noia , non trovo niente di bello questa mattina tutto è spetrale e non ho nemmeno la voglia di accendere l'mp3 , lentamente comincio a carburare , ma nello stesso momento mani e piedi freddi, esco dalla valpolicella dopo 15 km , inforco la terra dei forti , un silenzio irreale attorno a me come tutto fosse ibernato , gli uccellini dove sono !!!! di solito a quest'ora mi facevano compagnia , ghiaccio sulla strada , ha freddo anche il fiume Adige , scorre lento e silenzioso .
Verso Dolcè dopo 23 km comincia albeggiare , la nebbia qua non osa e sembra anche che faccia meno freddo o forse c'è solo meno umidità.
Peri 30 km fatti , attraverso l'Adige preferisco risalire la vallata a sinistra , mi fermo un'attimo , pisc....e mi levo lo spolverino , speransozo che comincii a riscaldare !!!!! dopo poche centinaia di metri la mia speranza va a farsi friggere , il cronometro di Rivalta impietoso da ragione alle mie mani e piedi super ghiacciate - 5 gradi , caz..... , ghiaccio dovunque , un freddo che ti paralizza e ti rende difficile tutto , la velocità non supera i 30 orari , Chizzola dopo 55 km la musica non cambia -4 e sono quasi le 9 del mattino , il cielo è grigio , un pallido sole cerca di farsi strada , ma penso che abbia freddo anche lui , finalmente arrivo a Nago sono le 9, mi resta una timida discesa e poi sono sul lago , sicuramente li butta meglio .
Ecco .....il mio sguardo vede quel paradiso , ma comincio a tremare come un cretino , dai Giorgio pochi metri e finisce la discesa , niente da fare devo fermarmi o mi uccido , ma cosa mi stà succedendo !!!!!! ruota buca d'avanti , i chi la cambia adesso !!!!
Appoggio la bici ad una casa , calma , calma , calma .... lentamente mi levo i guanti , non ho sensibilità per poter armeggiare , anche se ho due padili da metalmeccanico , sfrego le mani fra di loro, apro l'officina che mi porto a presso , ho...... finalmente la uso , tutto sto peso che serva a qualcosa !!!!!
Camera , ferri ,pompa, levo la ruota e in meno di cinque minuti il gioco è fatto , sono un fenomeno nel cambio gomma pochi mi battono .
Lungo lago , che bellooooo ,mi sento già meglio , trovo un bel posticino per poter mangiare il panino lungo uno stupendo molo , ci sono 2 gradi , be....meglio dei -5 della valle !!!!
Faccio ber bere !!!! tutte e due le borracce ghiacciate e non c'è verso per poter bere , riparto ingozzato come un pulcino continuando a sbattere la borraccia , poco prima di Malcesine da dietro arriva un treno di "scatenati" vestiti "estivi" , cambi regolari e mai sotto i 40 orari , eccolo il mio " riscaldamento" mi metto in scia e lentamente esco dal letargo , il battito comincia a salire e le mani e piedi si riscaldano, anche perché il cronometro segna ben tre gradi .
Torri del Benaco 100 km fatti , sto bene , tutto il gruppone gira per la salita che porta ad Albisano , in un'attimo si sale , dentro il vortice del gruppo non mi accorgo che sto esagerando , il battito è alle stelle e le gambe alle stalle , la truppa mi lascia ritornano giù al lago , mi ritrovo di nuovo da solo , discesa per Castion dove ritrovo il mio clima polare , ormai sono alla frutta non mi resta che tirare i remi in barca e procedere in'automatico lungo quei 30 km che mi rimangono alla meson ,immerso in quel grigio noia .
Arrivo a casa alle 12 in punto ,145 km fatti , sono frastornato il freddo in questa giornata me le ha suonate per bene e le borracce sono ancora ghiacciate !!!!!

domenica 17 gennaio 2010

RANDOGIRO T.V. 1 TAPPA

Randogiro : è partito un cammino verso il mondo randagio in 6 tappe , una al mese per arrivare pronti alla randonnèe" Verona Resia Verona"( 300 O 600 km ) che si terrà il 24 luglio , una bella sfida per me e per chi vorrà mettersi alla prova con i propri limiti , più mentali che fisici .
Oggi sabato 16 gennaio 1 tappa " giro della valle ".
Il giro della valle ha sempre il suo fascino, il lago di Garda " il paradiso del
mondo" e poi "la cruda terra dei forti "val d'Adige , giro amato dalla maggior parte di granfondisti veronesi , 150 km di vita e "pache" per chi la competizione non la lascia mai !!!!!
Ritrovo col mio gruppo T.V. alla diga del Chievo ore 8 , prima insidia , ore 8 ma siamo matti !!!! ,ghe fredo, le presto , ecccc quanti paletti ormai si sono instaurati nel 'uomo moderno , al contrario dei randagi che amano l'alba e la notte col suo fascino tenebroso .
Ci sono 0 gradi ma il cielo è limpidissimo , arrivo in largo anticipo ( 10 minuti)c'è già il mio amico Marco Tosi , nuovo arrivo nel gruppo e compagno di molte avventure , primus la mitica e n°1 p.b.p , parlottiamo un po sui prossimi progetti , intanto arriva tutta la truppa , siamo circa una decina fra tutti il mitico Capitano reduce da due su tre uscite del trittico invernale , noto che gli unici ciclisti attrezzati da viaggio a parte Marco e io è Gianni che ormai si è catapultato corpo e anima nella missione , poi c'è Andrea con un timido borsello nascosto sotto il manubrio , il resto !!! ....c'è tempo
Si parte.... via verso il lago , catturati dal gps ( novità per molti viaggiare con il tracciato sul gps) e dalla voglia di conoscere tutti i ragazzi del gruppo in un'attimo eccoci al "paradiso del mondo " , l'andatura è tranquilla , si pedala e si parla tutti reggono il passo a parte il capitano che su ogni strappetto arranca , un leggero venticello laterale ci fa compagnia , giornata splendida e grande compagnia con voglia di fare e di pisci.... per la gioia di Giovanni P. che se potesse non si fermerebbe mai , arriviamo a Malcesine , poco dopo da dietro come un treno arriva il gruppo Lamacart , le furie rosse di san Giovanni Lupatoto , quanti amici di avventura !!! quanti ricordi !!! un balzo e siamo a Torbole , 70 km fatti , inizia la salita per Nago una splendida stradina, subito in ciottolato e poi un drittone di un km su asfalto al 10% per la gioia del capitano !!!!!
Salgo tranquillo scattando qualche foto ai miei compagni , saluto i Lamacart , caffettino a Mori e giù per la terra dei forti , mi trovo d'avanti io e il capitano il resto ritarda , la gamba gira e a ruota il capitano sul piano regge e allora giù a tutta ( buttiamoci avanti) , dopo una 10° di km eccoci di nuovo compatti l'armata t.v. al completo , mi si avvicina " el piace" e mi spara una battutina " andatura rando , fiorellini , me sembra più na granfondo " effetivamente non ha torto mi sono fatto prendere un po la "gamba" e si viaggia troppo forte , la stanchezza si nota sui volti dei meno allenati , il capitano sull'ennesimo strappo non ne può più e ci saluta , preferisce tornare col proprio passo , siamo a Peri 100 km fatti , la mia mente rinuncia alla "Peri Fosse" ed elabora una variantella adatta a tutti , la ciclabile che da Rivoli porta a Sega , immersa in un splendido bosco , il live motiv che da un senso alla giornata , strappo di canale 1 km , sono le 13 , 5 ore che siamo in ballo si comincia ad assaporare la fatica ognuno sale come può , sinistra per Rivoli ancora a sinistra ed eccoci sulla ciclabile immersa nel bosco, un continuo sali scendi che sprigiona nei più stanchi le ultime energie , bello ,bellissimo !!! "la fatica appaga lo spirito"
Arriviamo sul piano lungo il canale Bifi , lentamente ci incamminiamo verso la meson, la maggior parte abita a Verona , a San Vito al Mantico saluto la truppa , il lavoro mi chiama , arrivo a casa alle ore 14 con 175 km e 6 ore di pedalata .
Grazie amici per le splendide ore condivise in bici e arrivederci il 13 febbraio per la seconda tappa della ricerca dell'oltre .

venerdì 15 gennaio 2010

Verona Resia Verona

Un sogno si stà realizzando, portare una randonnèe a livello mondiale a Verona , un grande progetto nato solo per amore verso lo sport.

VERONA – RESIA – VERONA “Alla sorgente del Fiume Adige”


Sport Events e Traguardo Volante hanno creduto in questo proggetto , il pedalare per divertimento , vivere la natura , alla ricerca dei propi limiti per andare oltre

Grazie

Brevetto ARI AUDAX di Km 600 valido per la partecipazione alla 1001 Miglia
del 16 agosto 2010
Brevetto Ari di Km 300
Petit Randonnée di Km 120
Main Sponsor Traguardo Volante - Verona


Il percorso da Verona al Sud Tirolo, risalendo il fiume dai Monti Lessini alla sorgente dell'Adige, attraversa l’ampio solco formato dai ghiacciai quaternari, fra montagne, vallate, castelli e città.
L'Alto Adige, terra di confine, collocato per geografia e cultura nel cuore delle Alpi, diventa a pieno diritto il palcoscenico di una manifestazione sportiva nazionale.

Il percorso e la sua geografia
Dalla città di Verona fino all'Alta Val Venosta l’itinerario lambisce i confini di Svizzera e Austria fin dove il fiume Adige, da semplice rigagnolo, inizia la sua corsa verso il mare Adriatico: trecento chilometri e ritorno lungo l'asse fluviale. Usciti dalla città di Verona si punta verso nord lungo la Val Lagarina; dopo 100Km ecco Trento, antica città popolata fino dalla preistoria, entra nella storia contemporanea come roccaforte della cultura e dell'arte. Si prosegue verso Bolzano su un percorso che si articola in uno slalom tra destra e sinistra del fiume; i paesaggi mozzafiato non solleciteranno nei ciclisti solo forza e resistenza, ma chi avrà gli occhi per guardarsi intorno, sentirà il desiderio di spiccare un volo fantastico nel blu, oltre le guglie montuose, per ammirare dall'alto le bizzarie di una natura millenaria. Un altro balzo ed ecco Merano nella splendida Val Venosta, seconda città dell'Alto Adige per grandezza ed importanza, situata alla confluenza del fiume Passirio nell'Adige. Il Parco Nazionale dello Stelvio a sud e il Parco del Gruppo di Tessa a nord sono lo scenario lungo la strada che porta al Passo Resia (alt. mt. 1.525). Siamo in un ambiente alpino primordiale: i ghiacciai eterni scendono a lambire le distese erbose in un contrasto di colori stupefacente. Dopo trecento chilometri di pedalata chi vorrà potrà finire qua la sua impresa tornando in treno a Verona; ma per chi vorrà cimentarsi nei seicento chilometri, il giro di boa non impedirà di gettare lo sguardo oltre l'orizzonte, per caricarsi di energie spirituali e di aria buona. Il viaggio di ritorno, se pure sulla stessa strada fatta al contrario, vi offrirà nuovi scenari ed emozioni.

Randonnée, divertirsi in bici con una diversa filosofia.
In francese, randonnée significa passeggiata: si tratta quindi di prove senza classifica su distanze lunghissime, ma alla portata di tutti. In alcune viene cronometrato il tempo, ma solo per dare una gratificazione al ciclista che vuole sapere il tempo impiegato su un determinato percorso, ma non esiste mai un vincitore. Il regolamento prevede che il ciclista deve viaggiare in completa autonomia. Il percorso non è segnalato, ad ogni partecipante viene consegnato un “road book” (un libro che indica nel dettaglio la strada da seguire) e per chi possiede un navigatore satellitare il file gps. Esistono naturalmente punti di controllo e il mancato passaggio da un punto di controllo esclude il ciclista dalla manifestazione. Il tempo massimo di percorrenza è importante, anche per permettere il buon svolgimento della manifestazione, ma non è la cosa “più importante”.
Non si parte tutti assieme, ma si è liberi di prendere il via in un lasso di tempo stabilito, ad esempio dalle ore 6 alle ore 7. La bicicletta può essere di qualsiasi tipo. La filosofia delle randonnée vede prevalere la componente turistica rispetto all'agonistica, da vivere possibilmente in compagnia, dove l'allenamento è comunque necessario, con tempi non legati al cronometro, ma al proprio benessere e alla scoperta delle bellezze della natura che ci circonda.

REGOLAMENTO

DATA Sabato 24 e Domenica 25 luglio 2010

ISCRIZIONI Km 600 e Km 300 € 25,00
Km 120 € 15,00
Modalità di iscrizione:
Il pagamento della quota di partecipazione può essere effettuato:
a) Tramite BONIFICO BANCARIO su Banca Popolare di Verona, Agenzia “C”
IBAN IT31 A 05188 11704 000000049882
b) Tramite CONTO CORRENTE POSTALE n° 60446853
Intestare i pagamenti a: Sport Events via Monterosa 7 – 37132 Verona
c)Presso il negozio TRAGUARDO VOLANTE (www.traguardovolante.com).
Compilare completamente la scheda di iscrizione in modo chiaro e leggibile, disponibile anche sul sito della manifestazione www.traguardovolante.com
Inviare copia comprovante l’avvenuto pagamento unitamente alla scheda iscrizione al numero di fax 045.8956342. Non si accettano iscrizioni prive della quota di partecipazione, e del certificato medico di sana costituzione fisica.

GADGET A tutti i partecipanti ai 2 brevetti (percorsi da 600 e 300), prima della partenza. verrà consegnata una maglia da ciclista offerta dallo sponsor “TRAGUARDO VOLANTE”.
Sarebbe cosa gradita se fosse indossata durante la manifestazione.

RITROVO Verona Caserma Passalacqua zona Università s.n.

PARTENZA Km 600 e Km 300 sabato dalle ore 6.00 alle ore 7.00

MEDIA ORARIA massima Km 30 – minima Km 15; Km 600, tempo minimo consentito ore 20; tempo massimo ore 40 (fine manifestazione domenica ore 22,00)

PERCORSO Autosufficienza totale. Verrà realizzato solo un punto di riferimento per timbro e possibilità di ristoro a: Rovereto – Trento – Bolzano – Merano – Resia, dove ci sarà anche la possibilità di dormire. Il percorso non sarà segnalato con nessuna freccia a parte l'imbocco sulle ciclabili dopo il Chievo e a Chizzola. Verrà consegnato un road book dettagliato e per chi possiede un navigatore satellitare il file gps.
In allegato ci saranno tutti gli orari dei treni che riporteranno a Verona, da qualsiasi località si decida tornare.

ARRIVO Verona Palazzo dello Sport docce e ristoro finale
Chiusura arrivi domenica 25 luglio ore 22.00

RISTORI Rovereto:
Trento:
Bolzano:
Merano:
Resia:



PETIT RANDONNÉE: Verona – Rovereto e ritorno Km 120
PARTENZA domenica dalle ore 8.00 alle 9.00. Rientro a Verona entro le ore 22.00
L'arrivo a Rovereto è previsto dalle ore 12.00 alle 13.00.
Abbiamo ottenuto una convenzione con il ristorante XY, che con € 15,00 vi darà l'opportunità di recuperare le forze consumate durante il tragitto.
A Rovereto si consiglia di visitare il MART, nuovo museo di arte moderna dalla struttura architettonica avveniristica, e il Castello che ospita il Museo Storico italiano della Guerra, contenente la più vasta e interessante raccolta esistente in Italia di oggetti, memorie e documenti relativi alla prima guerra mondiale.

giovedì 7 gennaio 2010

Mauro Zanca Großen Bayern - Rundfahrt 10.-14.08.2009

Zanca Mauro compagno di avventura nelle super randonnèe negli ultimi due anni , giovane "cavvallo pazzo" , dopo la "magica" l.e.l. ha voluto mettersi alla prova da solo senza l'armata brancaleone in una super randonnèe , ne è partorito un fantastico viaggio alla scoperta del propio io , ecco a voi il resoconto.

Germania, Osterdorf, piccolo paesino ad un centinaio di chilometri a nord di Monaco di Baviera.Randonnee da 1267 km che si sviluppa lungo tutta la Baviera con un dislivello totale che credo superi abbondantemente i 10.000 metri.

Antefatti.
Al mio arrivo a Lee Valley nei sobborghi di Londra, dopo aver portato a termine la randonnee London-Edinburgh-London (http://www.londonedinburghlondon.co.uk) qualcosa non mi aveva pienamente soddisfatto.
Organizzazione perfetta, compagni di viaggio affidabili, condizioni meteo difficili, soddisfazione personale per aver portato a termine con successo una piccola impresa, avrei dovuto essere appagato. Invece no. Forse è colpa del mio stato di forma che ha reso tutto troppo facile o forse è solo la mia insanabile insoddisfazione.
In ogni caso appena giunto a casa mi connetto su internet nella disperata ricerca di qualcos'altro.Madrid-Gijon-Madrid, ci partecipano un bel po' di italiani, mando una email di richiesta ma la risposta è:”Ya no es posible. El plazo de inscripcion finalizo el 30 de Junio. Saludos”. Ma come facevo a sapere a fine Giugno in che stato mi sarei trovato dopo una randonnee da 1400 km? Mi sembra insensato, peccato, ma per fortuna ho trovato altre alternative.
Super Brevet Scandinavia, Danimarca. Sono posti che mi intrigano e che non conosco, mando una email fiducioso. Dopo qualche giorno la risposta:”Hi Mauro, I think all seats are taken this year. We hope to ride the brevet again in year 2013.”. Mi sembra uno scherzo, per quel poco che mi conosco nel 2013 chissà dove potrei essere!!
Mi resta il Big Tour of Bavaria come “ultima spiaggia”. Cosa posso aspettarmi da dei Teutonici?
Non sono certo famosi per la loro elasticità! Mando una email senza molte speranze.
Intanto continuo a cercare nel mare di internet alla ricerca di qualcosa che non so neanch'io cos'è. Arriva velocissima la risposta dalla Famiglia Weimann, organizzatrice dell'evento:”Hi Mauro, yes
you can be present. Please send the Homologationsnumbers* for the 200, 300, 400 and 600km Brevet.”.
Per poter partecipare alla London-Edinburgh-London non era richiesta l'omologazione di alcun brevetto ma, in previsione di una mia eventuale partecipazione alla Madrid-Gijon-Madrid avevo conseguito tutti i brevetti necessari, che ora mi tornano utili per poter partecipare alla Großen Bayern – Rundfahrt. Come direbbe mio padre: “impara l'arte e mettila da parte”. In fretta e furia mando i miei numeri alla Famiglia Weimann e la mia mente già comincia a pianificare la prossima avventura.

Preparativi.
Bicicletta: dopo la LEL ci sono alcune cosette da sistemare.
Dopo quattro giorni di pioggia nella grigia Albione la bici ha bisogno di un po' di manutenzione;guaine e cavi nuovi, pulita al movimento centrale che cigola, pattini dei freni nuovi, un paio di bombolette e due camere d'aria. Per tutto questo mi fido ciecamente dei ragazzi di Bike Evolution, a ognuno il proprio mestiere.
Abbigliamento: si tratta di prendere su un po' di tutto come a Londra, compreso l'abbigliamento per la pioggia. Le previsioni meteo parlano di deboli e improbabili precipitazioni ma da quando le previsioni hanno cominciato a farle gli albergatori non mi fido più come prima.
Alimentazione e integrazione: in base alla mia esperienza non avrò problemi a procurarmi carboidrati più o meno semplici come panini con marmellate varie o fette di torta. Eccetto la LEL ho sempre avuto qualche difficoltà nei punti di controllo e ristoro, a procurami cibo solido a base proteica; porterò con me 4-5 buste da 30 gr. di proteine in polvere. Inoltre per me è importante portare degli amminoacidi e qualche barretta da mangiare di notte, quando è più difficile trovare da mangiare. Ovviamente vale la regola che se non si mangia non si pedala, per la dieta c'è tempo tutto il resto dell'anno; meglio mangiare qualcosa in più piuttosto che in meno.

Strategia: ebbene si, la strategia che si vuole adottare è importante, c'è chi la cura nel minimo dettaglio e chi meno ma ognuno prima della partenza ne ha una in testa. Io non sono il tipo da prepararmi tabelle orarie ma un'idea di base già ce l'ho. Avrò a disposizione un solo Bag-Drop** al sesto controllo a Waging am See che si trova al chilometro 586,4. E' più o meno a metà percorso e potrebbe andar bene ma, se dovesse piovere nei primi chilometri e avessi bisogno di lavarmi potrebbe essere troppo lontano. Psicologicamente io ho bisogno di lavarmi;l'eventualità di non poter lavarmi mi da veramente fastidio. C'è chi riesce a fare la randonnee senza una doccia o un cambio, personalmente il solo pensiero mi manderebbe fuori di testa; per questo adotterò una strategia che non ho mai adottato prima. Porterò con me fin dalla partenza un cambio estivo nelle borse nel caso in cui ne avessi bisogno prima di Waging am See. Una volta giunto al punto di controllo del bag-drop nella borsa troverò un doppio cambio, uno da utilizzare subito e l'altro da portare con me e che sostituirebbe quello eventualmente utilizzato in precedenza.
Per quanto riguarda il sonno invece, la mia prima pausa sarà a Waging am See dopo una doccia e dopo aver messo qualcosa sotto i denti. Non dormirò per più di 36 ore, la partenza è fissata alle 10 di lunedì mattina, quindi partirò da riposato e sarà un bel vantaggio.

Osterdorf
Osterdorf, il punto di partenza e arrivo è una scuola.
Appuntamento fissato a Domenica 09 Agosto alle 15,00 per il controllo/ispezione della bicicletta.
Arrivo in auto con un'ora di anticipo, poco male, avrò il tempo necessario per montare le borse e ritoccare le ultime viti. Faccio conoscenza con Johann e Stefan, il primo è un ragazzotto con una tenda che è tanto grande da sembrare un appartamento mobile, il secondo invece è un cinquantenne dalla carnagione scura e amante delle alte temperature della nostra Italia. Mentre sono in fila per il
controllo faccio conoscenza con Karl ed Heidi, marito e moglie della famiglia Weimann. Karl è un uomo alla buona che è rimasto giovane nonostante stia ormai sulla sessantina mentre Heidi sprizza simpatia da tutti i pori, chiacchierona e piena di entusiasmo, mi ricorda molto mia madre nel suo modo di fare. Devo dire che sono tutti molto entusiasti e gioviali, molto lontani dallo stereotipo tedesco; per assurdo mi sento il più musone della compagnia.
Al controllo, situato sotto un tendone bianco, tocca a me: luce anteriore ok, luce sul caschetto ok,doppie luci posteriori ok, giubbottino riflettente ok e poi mi chiedono dei pattini di scorta. Sul regolamento non l'avevo letto ma ho comunque con me una doppia coppia, nessun problema. La faccenda però mi lascia un po' perplesso. Se mi chiedono i pattini di scorta significa che c'è la possibilità che si consumino molto e di solito i pattini dei freni si consumano molto sotto la pioggia. Cattivi pensieri, le previsioni meteo dicevano deboli e improbabili precipitazioni; con tutta la pioggia presa in Gran Bretagna mi sento a credito con la sorte.
Mi fanno firmare un foglietto in tedesco dove probabilmente ci sarà scritto che sollevo l'organizzazione da tutti i possibili cataclismi dell'universo e che comunque vada sarà sempre e solo colpa mia. Firmo e vado a ritirare il mio pacco gara. Numero, maglietta dell'evento, borsa di tela per metterci dentro le cose per il bag-drop, fotocopie di cartine stradali e road-book***. Zero minchiate.
Numero e libretto personalizzato dei controlli, dove ad ogni controllo
verrà apposto un timbro a garanzia del mio passaggio.
Faccio conoscenza con alcuni randonneur tedeschi, poi si va a cena.
Pensavo di trovarmi di fronte a würstel, crauti e patate e invece mi ritrovo un piatto di pasta, pane,fette di torta dei più disparati tipi e yogurt. Sono un po' deluso, dato che sono in Germania avrei preferito mangiare cose tedesche e non l' ”international cyclist lunch”; purtroppo per me sarà una costante per tutto il resto della mia permanenza.
Dopo cena sento della musica entrare in sala da pranzo, proveniente dall'ingresso, è la banda del posto. Non credo sia quella del paese perché i musicisti sono arrivati con le automobili. Mi sembra una cosa un po' ridicola e leggermente pacchiana ma non posso esimermi dall'applaudire entusiasta.
La gente di Osterdorf sembra che apprezzi molto la cosa e quando finalmente sembra tutto finito ecco il colpo di scena: adesso tocca all'inno nazionale; cominciano con l'inglese, poi canadese,bulgaro e via discorrendo. Spero si siano dimenticati di me, sono l'unico italiano presente, penso che forse potrei chiederne la dispensa e invece il buon Karl non si dimentica di me e mi ritrovo a cantare l'inno di Mameli di fronte a un centinaio di persone. Subito mi sento un po' a disagio, disolito lo si canta per le cose importanti; questa è una cosa importante? Non mi sono mai sentito orgoglioso di essere italiano tanto come in quel momento e, mentre cantavo con la pelle d'oca sulle braccia, dentro di me pensavo: “Non posso fare brutta figura, cazzo!!”.
Finita la cerimonia, prendo una birra e mi metto a studiare il road-book e le mappe stradali. Avrò con me sua maestà Garmin Edge 705 con le traccie della randonnee ma voglio comunque andare sul sicuro nel caso in cui incontrassi qualche problema, meglio sempre essere prudenti.
Vado a dormire, all'indomani si inizia a ballare, sono tranquillo, so che ce la farò.
Si parte Lunedì 10 Agosto mi sveglio verso le sette. Non ho dormito molto bene, durante la notte mi sono svegliato parecchie volte e non è da me. Mi preparo, faccio mente locale e mentalmente ripasso a memoria la mia attrezzatura per verificare che non abbia dimenticato nulla. Controllo la bici, le borse e vado a fare colazione. Mangio qualche fetta di torta e bevo una tazza di caffè, c'è sempre chi
si ingozza convinto che tra un cammello ed un homo sapiens non ci sia poi molta differenza.
Alle 10 si parte, ci siamo.
Wertingen -primo controllo-
Sono reduce dalla LEL, ottime sensazioni forse anche troppo; ho scaricato per una settimana e tuttomi fa pensare che dovrei andar bene. Sono pieno di fiducia, sono convinto che mi divertirò con la gamba che mi ritrovo. Viaggerò da solo, ho sempre viaggiato in ottima compagnia ma stavolta voglio fare un'esperienza diversa, voglio viaggiare in solitudine, ho voglia di silenzio.
Con i primi chilometri e la prima salitella ho le gambe ancora un po' imballate ma sono certo che appena si scalderanno un po' andrò meglio. Sono nel gruppo dei primi, siamo ancora all'inizio e in alcuni tratti in pianura si va ai 40km/h ma faccio fatica; faccio fatica a stare a ruota ed un tarlo mi si insinua nel cervello. Intanto dopo 36 km inizia a piovere, eppure ero convinto di essere a credito con la fortuna. Le gambe mi bruciano un po', mi sembra strano, preferisco stare nel gruppetto successivo. Resto in loro compagnia fino al primo controllo che altro non è che una pompa di benzina dove la commessa dello shop si presta a vidimare le nostre carte di viaggio. Ne approfitto per mangiare una barretta; pedalati 83,2 km, ne mancano solo poco meno di 1200. Meglio non pensarci.
Jllertal Ost -secondo controllo-
Sono sempre nel secondo gruppetto, faccio fatica a stare a ruota, non si va a più di 35 km/h.
Non sono loro che vanno forte ma sono io che son fermo; la randonnee parte con la piega sbagliata,e dopo una decina di chilometri foro. Con il senno di poi penso sia stato un colpo di fortuna quella foratura; non avrei potuto tenere quell'andatura a lungo, forse è stato meglio così. Vado per cambiare la camera ma mi accorgo che quella nuova è rotta nella saldatura tra la valvola della camera e la camera stessa; per fortuna ne ho un'altra. Riparo la ruota e riparto ma adesso non ho più camere di scorta e utilizzando la pompetta portatile la gomma rimane sempre un po' sgonfia, la pressione è quello che è e dovrò stare attento alle buche. Mentre stavo riparando la ruota mi passano un sacco di randonneur e mi colpisce non tanto il fatto che nessuno si fermi ma del fatto che nessuno mi chieda se ho bisogno di una mano. Mors tua vita mea.
Mi passano due tedeschi ed io mi metto a ruota ma... non ce la faccio; passando di fronte ad uno shop di una pompa di benzina mi fermo a prendere un paio di bottigliette di coca cola sperando che gli zuccheri mi diano una mano. Tutto inutile. Assorto nei miei grigi pensieri sbaglio strada ma per fortuna mi accorgo dell'errore di fronte ad un negozio di biciclette, così vado ad acquistare un paio di camere d'aria, a pensarci bene non so se sia stato un colpo di fortuna dato che il vecchio negoziante me le ha fatte pagare sette euro l'una; un furto legalizzato. E poi si lamentano quando vengono in Italia perché siamo ingiustificabilmente troppo cari. Tutto il mondo è paese.
Il secondo punto di controllo è un'area di servizio di una superstrada, faccio timbrare la mia carta di viaggio, prendo un paio di coca cola e dei panini sperando nel miracolo.
Quando sto per uscire ecco che inizia un acquazzone che poco ha a che vedere con le “deboli precipitazioni” così me ne sto rintanato, bagnato fradicio, in questo autogrill ad aspettare che passi il temporale. La gamba non gira, ha iniziato a piovere fin da subito, ho forato, mi son fatto rubare in tasca per due camere, adesso ci manca pure che rischio di ammalarmi dopo neanche duecento chilometri ed è fatta giornata completa. Riparto con il morale a terra ma cercando di ascoltare quello che mi dicono le gambe, devo solo assecondarle, non devo pensare ad altro.Roßhaupten -terzo controllo-
Mi avvio verso la mia prossima destinazione, una Gasthaus in Roßhaupten. Tra un po' sarà buio,probabilmente arriverò verso le dieci di sera. La prima notte non è mai particolarmente dura, mi aspetto che tra le cinque e le sette, all'albeggiare, soffrirò un po' di sonnolenza ma sarà comunque presto per soffrire il vero sonno. Questo tratto di strada è poco superiore ai cento chilometri, in pianura uso la corona da 50 ma appena la strada inizia a salire sono costretto a buttar giù il 34, non ho forza nelle gambe, non riesco a spingere, mi resta solo il pensiero che ogni pedalata fatta è una pedalata in meno da fare. In questa giornata mi sono accorto che quelle poche persone che riesco a superare improvvisamente mi saltano davanti da stradine secondarie; o ci sono in giro tracciati diversi oppure più di qualcuno sta facendo il furbetto.
Alla Gasthaus prendo un piatto di pasta, una fetta di torta ed una tazza di caffè; di proteine neanche l'ombra così decido di prepararmi una borraccia con le proteine in polvere che ho con me, sperando di trovare qualcosa di più sostanzioso da mettere sotto i denti al prossimo controllo. Mi aspettano quasi 130 km, la tappa più lunga di tutta la randonnee e dovrò pedalarla tutta di notte, forse è meglio così nella speranza che non capitino imprevisti.
Bad Tölz -quarto controllo-
Pedalo nella notte, il file per il gps che mi ha dato l'organizzazione non è perfetto e deve essere interpretato ma per il resto non sbaglio una svolta, sono tranquillo. Dalle parti di Steingaden un ragazzo tedesco che viene dal verso opposto mi sbraita qualcosa in tedesco ma non posso capire quello che mi dice ed io proseguo. Più in là trovo un divieto di accesso con scritte in tedesco, penso a tutti quei divieti simili che in passato non ho giustamente osservato; probabilmente di giorno ci saranno dei lavori in corso. Trovo un altro divieto e mi ritrovo su una strada bianca, niente paura proseguire sulla strada bianca non è problema, ma ad un tratto quello che mi si para davanti è un problema, un problema vero. Dovrei attraversare un canale d'acqua camminando su due tronchi umidi portandomi appresso la bicicletta con tutti i suoi gadgets, robetta da quindici chili e più.
Arriva anche un ragazzo giapponese che a Osterdorf, all'arrivo, ha preparato la sua branda affianco alla mia. Per me è troppo pericoloso, non mi va di rischiare; consulto le mappe elettroniche del mio navigatore satellitare, devo tornare indietro di qualche chilometro (ecco cosa diceva il tedesco!!) e fare una deviazione un po' più lunga del percorso originario. Ok: “in Garmin I trust”. Il Giapponese
farà le sue scelte io vado per la mia strada, ci rincontreremo dopo qualche ora quando mi svernicerà in salita. Attraverso un paio di stradine bianche in buono stato, o meglio, tali mi sembravano fintanto che non mi ritrovo con la gomma a terra. Brutta nottata. Ho con me le due camere acquistate in giornata dall'usuraio del bike shop e decido di cambiare anche il copertone con uno a mezzo servizio ma ancora in buono stato. Non capisco perché mi sono presentato ad una randonnee da quasi 1300 km con le stesse gomme che avevo alla LEL: sono un barbone! Si dice che del maiale non si butta via niente ma a volte sarebbe meglio farlo, mi servirà di lezione per il futuro.
Con una sola camera in tasca, e mi tocco, riprendo la marcia verso Bad Tölz. Il navigatore mi porta sulla retta via. L'ho comprato nuovo dopo la LEL, quello vecchio ho dovuto portarlo a riparare. La commessa mi ha detto che i navigatori satellitari sono stati progettati per essere utilizzati anche in condizioni di pioggia; ovviamente ho avuto il buon gusto di ometterle il fatto che sotto la pioggia c'era rimasto per quattro giorni. Troppe spiegazioni da dare, troppo complicato. Spero che me lo sostituiscano in garanzia ma nel frattempo ho dovuto mettere mano al portafoglio, sarò anche un barbone ma non un incosciente.
Costeggio un lago di piccole dimensioni su una ciclabile molto ben tenuta, penso che di giorno sarebbe stato un bello spettacolo. Si avvicina l'alba ma si avvicina anche il punto di controllo, cerco di non lasciarmi sopraffare dal sonno, eventualmente potrei dormire un'oretta là, a Bad Tölz.
Arrivo al punto di controllo che altro non è che il solito shop di una pompa di benzina; mi do una rinfrescata alla toilette, mi faccio timbrare come da rito la carta di viaggio, prendo un paio di panini che non gradirò ed una coca. Mi dirigo in direzione del dormitorio, che altro non è che una sorta di garage al cui interno è stato installato un impianto per il lavaggio delle automobili, ma desisto dal mio proposito di schiacciare un pisolino. Le brande sono tutte sporche di fango, evidentemente qualcuno questa notte deve aver assaggiato il letto del canale. Osservo ancora lo stato delle brande e penso che in fin dei conti non avevo programmato di dormire così mi convinco a proseguire, nel caso ce ne fosse ancora bisogno. Inforco la bici e la mia attenzione si rivolge ai prossimi 114 km.
Unterwössen -quinto controllo-
Dopo pochi chilometri la strada mi porta a lambire un laghetto incredibilmente fermo, a tal punto che ci si potrebbe specchiare; è il Tegernsee. Nulla a che vedere con il nostro Garda ma l'ambientazione tra le montagne alpine mi fa respirare aria di casa.
Più o meno a metà tappa mentre sto cercando di scalare una delle salite più lunghe dell'intera randonnee vengo risverniciato dai soliti tedeschi; si erano fermati a riposare al punto di controllo precedente. Uno di loro mi si affianca, ha voglia di chiacchierare con me in inglese ed è impaziente di sapere se è vero che due settimane fa ero alla LEL. Annuisco ed intuisco che in giro ci deve essere un italiano presuntuoso ed intuisco pure che il tale dovrei essere io. Non mi piace l'idea che in giro si parli di me, ma non ci posso fare niente. Sono in ballo e non mi resta che ballare.Il Tedesco mi saluta e se ne va.
Ripenso alla LEL e giungo alla conclusione che devo aver dimenticato le mie gambe al Forest Lodge Motel, non mi resta che sperare che qualcuno le ritrovi e me le mandi per posta.
Dopo più di 400 km comincio a tirare le prime somme, a riflettere su quello che mi aspetta e su come affrontarlo nel modo migliore. E' la prima volta che mi trovo ad affrontare una randonnee così importante con le gambe in questo stato. Non mi era mai successo prima, anzi; spesso e volentieri in passato le mie gambe avevano sopperito ad inesperienza ed a tanti piccoli errori che avrebbero potuto farmi cedere. Le mie gambe mi sono sempre state amiche. Questa volta è impensabile sperare che le cose si sistemino pedalandoci sopra, non dovrò illudermi. Spero che la sorte mi abbia dato ugualmente delle altre buone carte da giocarmi. Dovrò fare molta attenzione alle mie mosse.
Giungo al quinto controllo nel momento in cui i miei amici tedeschi stanno partendo.
Sono ospite della famiglia Beyreuther Hochgernweg, per otto euro posso mangiare tutto quello che voglio, prendo un piatto di pasta, una tazza di caffè ed una fetta di torta. Ce ne sono molte e sembrano tutte ottime ma scelgo quella che mi sembra più appetitosa. Di carne o formaggio neanche l'ombra. Tutto è indiscutibilmente squisito ma mi piacerebbe trovare qualcosa di diverso dal solito ”international cyclist lunch” o del peggior “junk food” presente alle pompe di benzina.
Prima di ripartire una ragazza lì presente, presumo fosse la figlia del padrone di casa, mi chiede se per il viaggio voglio prendere delle banane. Declino la cortesia, conoscendo il mio stomaco le avrei digerite dopo il mio arrivo a Osterdorf, sempre dato per concesso che riuscirò ad arrivarci.
Banane, se c'è una cosa che nelle granfondo non manca mai sono proprio le banane; tutte le settimane quando vado a fare la spesa nel mio supermercato di fiducia le acquisto sempre, mi piacciono, le adoro, ma in bici proprio non riesco proprio a digerirle. Non ho ancora ben capito se sia un falso mito di noi ciclisti oppure no.
Sono pronto per ripartire e si rimette a piovere, la pioggia è sempre una costante.
Ho nostalgia dei bei tempi in cui le previsioni meteo le facevano i meteorologi.
Wagging am See -sesto controllo-
Finalmente si vede il giro di boa, o meglio, il 586esimo chilometro ma per molti motivi è il punto di controllo più importante dell'intera randonnee. Mi aspetta il bag-drop. Mi aspetta una doccia calda,un buon pasto e un riposino ristoratore. Il percorso non si presenta particolarmente impegnativo, si tratta di una settantina di chilometri con due belle salite e altrettante discese da pedalare. Nei pressi di Ruhpolding riprendo i miei amici tedeschi che si sono fermati in un ristorante per rifocillarsi.
Non posso negare che mi piacerebbe fermarmi ma sprecherei troppo tempo. Lo so che può sembrare una scusa poco attendibile ma ho promesso ad Elena (la mia ragazza) che saremmo stati insieme venerdì pomeriggio, prefestivo dell'Assunta. Non sarebbe affatto difficile mantenere la parola data in condizioni normali, purtroppo per me, le mie gambe non mi aiutano molto ed io sono costretto a colmare il gap in altri modi.
Alle mie spalle ci sono delle nuvole nere, belle cariche, fanno davvero impressione; i miei amici mi riprendono e tento inutilmente di stare a ruota. Mi danno (voce del verbo dannare) l'anima per non farmi prendere da quelle nuvole ma vengono inevitabilmente preso a 27,7 km da Wagging am See.
Ad una rotonda istintivamente, a colpo sicuro, mi butto sulla destra e mi infilo sotto la tettoia di un garage, a poca distanza dalla strada principale. Il tempo di mettere su l'abbigliamento per la pioggia quando, guardandomi attorno, mi rendo conto che mi trovo sotto l'unico riparo possibile che si trovi in zona. Rimango un po' basito; come facevo a sapere che c'era un riparo? Non so, è come se sapessi che quello era il posto giusto. Forse sono solo stanco, ma non credo a quello che voglio credere.
La pioggia è incessante e molto forte, sono stato fortunato, si fa fatica a vedere più in là di un palmo di una mano. Dopo una ventina di minuti la pioggia diventa accettabile, saluto e ringrazio la tettoia.
Dopo qualche chilometro mi trovo davanti un bel divieto di accesso; mi tocco, memore della notte appena trascorsa, e vado avanti. Stanno asfaltando un ponte, penso che si siano messi d'accordo per costringermi ad imparare a nuotare, ma la situazione non è grave quanto sembra. In Germania esistono piste ciclabili vere ed una di queste costeggia proprio il ponte in questione. Mi sento fortunato, ma senza molta convinzione. Al punto di controllo devo ricordarmi anche di prendere con me le due camere d'aria che ho messo nella borsa, ne ho una soltanto con me e se dovesse succedere di forare durante la notte il buio complicherebbe ulteriormente le cose, succede anche per quelle più banali. Costeggio il laghetto Wagginger See, finalmente sono prossimo alla mia destinazione. Sono ospite all'interno di un impianto sportivo, parcheggio la mia inseparabile compagnia d'avventura,timbro rituale sulla carta di viaggio e mi fiondo a recuperare la mia borsa. Una doccia bollente era proprio quello che ci voleva; in questa prima parte di viaggio non ho neanche utilizzato il cambio d'emergenza che avevo con me così lascio il secondo cambio nella borsa, se ne tornerà ad Osterdorf ancora pulito. Il pasto non mi sorprende, piatto di pasta, un po' di insalata ed una fetta ditorta; sono stanco meglio andare a dormire senza perdere ulteriormente tempo. Punto il timer del cellulare sul due; 2h a disposizione per dormire sopra un materassino all'interno di una palestra. Il cellulare non suonerà mai, dopo un'ora sono già sveglio. Inutile cercare di riprendere sonno; con gli occhi gonfi decido che è ora di prepararsi per ripartire. Stavo dimenticando le due camere, anzi, non è che mi
stavo dimenticando, le ho proprio dimenticate; a Osterdorf sul sedile passeggero della mia automobile!!
Ovviamente, nonostante l'impegno profuso, non trovo nessuno a cui dare la colpa se non al mio cervello bacato. Dovrò viaggiare tutta la notte con solo una camera di scorta, dovrò viaggiare nel buio con il terrore di forare.
Landau an der Isar -settimo controllo-
Dista a 111 km dal punto di controllo; durante la notte per qualche chilometro entrerò in Austria tra Tittmoning e Burghausen per poco più di una quindicina di chilometri.
In terra Austriaca noto un randonneur che chiede informazioni lungo la strada; io seguo la mia rotta,il navigatore satellitare mi fa da guida ed il road-book, che consulto di tanto in tanto per sicurezza, è in bella vista sul manubrio. La sera prima della partenza mi sono studiato il road-book e le cartine stradali che ho con me, nessuno mi ha aiutato ed io non ho intenzione di aiutare nessuno, non di proposito. E' la vita, non volermene. Il Tedesco per un po' fa il fagiano, mi sta dietro ad un decina di metri per qualche chilometro, poi se ne va.
In Austria scopro un paese splendido; Ach. Mi ricorda Pitigliano, scoperto durante la 1001 miglia del 2008, ma al suo interno sembra la Riccione delle Alpi; negozi, pizzerie, ristoranti e gelaterie.
Forse è colpa della notte che amplifica le emozioni tanto quanto il bello ed il brutto di ogni luogo o forse no. Mi prometto che mi informerò su questo paesino così affascinante. E' notte, la seconda, e la stanchezza comincia a farsi sentire per tutti. Nei pressi di Neuötting noto dei randoneur che, presi dalla frenesia, corrono a destra e a manca, si fermano, guardano il road-book, cercano le scritte nelle vie, poi tornano indietro per poi riprendere la strada. La stanchezza, la frenesia e poi il panico; cerco di non farmi contagiare; mi affido a Mister Garmin Edge 705. Ormai ho fatto parecchia esperienza,intesa come la somma degli errori fatti in passato, con questo giocattolino tecnologico e sono molti di più i vantaggi che gli svantaggi; a cominciare dal tempo guadagnato e dalle tante pause eliminate per cercare la strada giusta. Confesso che a volte devo interpretare il file ma non in questo caso;destra, sinistra, esci di qua ed entra di là; in quattro e quattro otto mi trovo sulla strada che mi porterà dritto a Landau, la bussola è fissa verso il nord. La strada è tutto un saliscendi e mi ritrovo a pedalare a tutta in discesa per sfruttare lo slancio sulla salita successiva; mi sento ridicolo ma bisogna fare di necessità virtù, soprattutto se non mi vede nessuno!
Durante la notte nella campagna bavarese la cosa che più mi sorprende è la grande quantità di gatti,non so se siano randagi o domestici ma ne ho incontrati almeno una trentina. Ci sono solo loro ed il muggito di qualche vacca proveniente dalle stalle che trovo sulla strada. Fortunatamente la notte è asciutta e non ho avuto problemi di forature. A Landau e buio pesto quando arrivo. Lascio una mancia alla signora che mi timbra la carta di viaggio, mangio un paio di panini e l'ennesima fetta di torta; per la gioia della mia glicemia. A Waging am See ho dormito un'oretta, non vorrei dormire ma mi rendo conto che riposare un po' prima dell'alba potrebbe farmi bene. Dopo un'ora si riparte, l'alba del terzo giorno è alla porte.
Willmering -ottavo controllo-
Devo raggiungere il mio 781esimo chilometro tra 85 km.
Faccio un po' fatica a riprendere il mio lento ritmo di pedalata, nei pressi di Ainbrach attraverso il Danubio, penso che sia più lento di me, e molto probabilmente lo è.Decido di fermarmi per fare colazione in una pasticceria lungo la strada. Il locale dove sono esposte i dolci è nuovo e molto ben tenuto, tutto a gestione familiare. Mi prendo un normalissimo bombolone alla marmellata e una classica pasta danese con quel pezzetto di albicocca nel centro.
Prendo anche una tazza di caffè, che nulla ha che vedere con il nostro espresso ma è pur sempre caffeina, ed un paio di coca cola che verso nelle borracce. Le bottigliette di plastica se vengono restituite al negoziante, questo ti restituisce una quindicina di centesimi di euro; come una volta succedeva in Italia per le bottiglie di vetro o come ho visto qualche anno fa in Danimarca per le bottigliette della birra. Il risultato è che le bottigliette di plastica sono ben più robuste di quelle che siamo abituati a vedere e soprattutto non se ne trovano buttate in giro.
Il bagno nell'insulina a cui mi sono appena prestato non è esente da conseguenze, l'acidità distomaco che mi ritrovo è quanto di più fastidioso in bicicletta; la marmellata di mirtilli era arricchita con cristalli di zucchero molto ben evidenti. Faccio la mia solita critica ai carboidrati e per completare l'opera butto giù un po' di coca cola nel tentativo di “sturare il lavandino”. Non dovrei dirlo ma ogni buca è a rischio rigurgito; le salite cominciano ad essere più lunghe e con pendenze inferiori e mi trovo a mio agio. Lungo il tragitto noto una casa con due pupazzi, fatti con delle grosse balle di fieno, sembrano un uomo ed una donna vestiti per il loro matrimonio; in quella casa qualcuno si deve essere sposato, penso. I pupazzi mi fanno sorridere sui nostri preconcetti di seriosità del popolo tedesco. Ne vedrò altri lungo il tragitto, al quanto fantasiosi, perfino un trattore con un uomo sopra; di dimensioni mastodontiche.
Il mio prossimo punto di controllo è vicino; attraverso un paio di grosse cittadine ricche di ristoranti, fast food e pizzerie. Sono tentato di fermarmi ma il timbro sulla mia carta di viaggio è più importante; poi avrò modo di mangiare alla fine di questa tappa, penso erroneamente. Il punto di controllo si trova nei pressi di un campo sportivo in aperta campagna, dopo il rito della timbratura mi guardo attorno ma da mangiare non c'è nulla e mi guardo bene dal chiedere qualcosa, non vorrei che mi preparassero qualcosa che potrebbe togliermi la voglia di mangiare. In bagno il solito rito della pomata sul sedere o soprassella come qualcuno si ostina a chiamarlo, portando in errore chi,inesperto, poi davvero mette la crema sopra la sella facendo la felicità degli spettatori. A volte non capisco perché non si debbano chiamare le cose con il loro nome, non capisco cosa ci sia di sbagliato. Siamo talmente ovattati, talmente ricercati, così occupati dal complicare le cose più semplici che perdiamo di vista il valore, il significato originale delle cose. Mi do una rinfrescata e poi via da lì senza perdere tempo. Il prossimo controllo non è molto lontano, meno di una settantina di chilometri; chissà dove saranno i miei amici tedeschi.
Vohenstrauß -nono controllo-
Carico sul navigatore la strada che mi porterà a Vohenstrauß e subito capisco che ho sbagliato a
lasciarmi alle spalle quel ben di dio di ristoranti, pizzerie e fast food. Sono nel bel mezzo della
campagna bavarese tra fattorie e animali al pascolo. Dopo una decina di chilometri trovo una
pasticceria ma è troppo tardi per fare colazione e troppo presto per il pranzo, mi fermo lo stesso;
devo mangiare. La signora che mi accoglie dietro al suo bancone è indubbiamente una buona
forchetta. Non mi lascio tentare e prendo una pasta dall'aspetto sobrio, un paio di panini con del
formaggio fuso sopra ed una coca nel caso avessi bisogno di digerire.
Non mi fermo, mangerò strada facendo, non voglio perdere inutilmente tempo, ho fretta di arrivare al decimo controllo a Kulmain, ultimo controllo prima della notte, ma prima devo arrivare a Vohenstrauß; in fretta. Tutto fila liscio, la strada è facile, difficile sbagliare, sono circondato da campi seminati ad orzo; ovviamente si legge orzo ma si scrive birra. Al mio arrivo si sta svolgendo una gara di corsa a piedi, vi partecipano dai ragazzini agli anziani, una mentalità diversa dalla nostra; un approccio diverso al concetto di sport e di attività fisica. Il punto di controllo è ben rifornito; prendo un paio di panini con un po' di formaggio ed una fetta di torta. Saluto, è primo pomeriggio; mi aspettano poco meno di un centinaio di chilometri, entro sera devo essere assolutamente a Kulmain per preparami ad affrontare la mia ultima notte all'aperto.
Kulmain -decimo controllo-
Oggi non ha ancora piovuto, è il primo giorno che passo all'asciutto e la cosa non mi dispiace; con
me ho sempre il cambio di vestiario ma spero tanto di non doverlo usare.
Mentre mi sto avvicinando a Tirschenreuth sento qualcuno che mi chiama, mi volto, sono i miei
amici tedeschi che mi hanno ripreso per l'ennesima volta. Il file dell'organizzazione che ho caricato sul navigatore mi dice di andare dritto mentre loro svoltano a sinistra, mi fermo, voglio vederci chiaro; non mi va di sbagliare strada per solidarietà. Un paio di zoomate sulla mappa elettronica e subito mi convinco che hanno ragione loro, ma solo per il fatto che la stanno accorciando di qualche chilometro! Il road book dice di tagliare a sinistra mentre il file elettronico di prenderla alla larga. In questi casi vale il percorso che mi fa più comodo; quello più corto. In seguito capiterà il caso contrario con il file che indica una strada più corta del road book. Neanche a dirlo prenderò la strada consigliata da sua eccellenza garmin, in fin dei conti viaggio con navigatore satellitare e road book insieme; c'è gente che sta a ruota per tutta la randonnee senza sapere dove si trova e dove sta andando; se mi sbatto tanto mi convinco che sia giusto fare la sacrosanta strada più comoda. La salita che porta a Kulmain non finisce più, la pendenza non è eccessiva ma la strada è quasi sempre dritta e lunga una decina di chilometri, ma mi sembrano infiniti.
Il punto di controllo è nei pressi di un campo da calcio; mangio una zuppa con un paio di fette di
pane ed una salsiccia. Con tutto l'orzo visto oggi prendo anche una birra. E' ancora presto per
festeggiare ma mancano poco più di trecento chilometri all'arrivo e sono consapevole che per
fermarmi mi devono sparare alle gambe; non è presunzione ma consapevolezza. Chiacchiero un po' con gli amici tedeschi, loro vorrebbero fermarsi per riposare, io no; voglio dormire domani una volta che sarò giunto all'arrivo. In tre giorni ho dormito due ore, forse dovrei dormire ma non voglio mancare di parola alla mia ragazza; e poi per tenere questo gruppetto devo pur inventarmi qualcosa.
La sorte non mi ha dato delle buone carte da giocarmi, quelle che ho tra le mani voglio giocarmele bene. Mi sto preparando per partire; ultima notte e poi è fatta, penso, loro stanno ancora discutendo su cosa fare. Io vado, “see you later”.
Thurnau -undicesimo controllo-
Dopo qualche chilometro comincia a piovigginare, poi smette e ancora ricomincia. Mi fermo nella
saletta d'ingresso di un bancomat, tento di riposare un po' ma non riesco a prendere sonno. Decido di ripartire nonostante la pioggia leggera. E' buio pesto, mi trovo in mezzo alle montagne da solo, il tempo sembra si stia stabilizzando al meglio. All'improvviso sento delle gocce di pioggia che mi pizzicano le mani, stranamente i miei occhiali sono ancora puliti e l'asfalto sembra asciutto. Mi guardo le mani; sto indossando i guanti! Non mi era mai successo prima d'ora di percepire così chiaramente un qualcosa di così fisico ma assolutamente inesistente, il mio cervello comincia a
darmi segni preoccupanti di stanchezza. Di lì a qualche chilometro vedrò il cielo aprirsi ma per
buttarmi giù una bella secchiata di pioggia, questa si che la sento tutta, da entrarmi nelle ossa.
Aumento la mia cadenza di pedalata; sono terribilmente tentato di fermarmi all'interno di uno dei numerosi garages lasciati spalancati dai proprietari ma per esperienza so che, se mi fermerò,
prenderò freddo e non mi sembra il caso di rischiare di ammalarmi proprio adesso. Nonostante il
tempo trascorso da quella notte non sono ancora riuscito a capire se quei garages fossero stati
lasciati aperti apposta per noi randonneur di passaggio oppure no. In quel frangente, ed ancora oggi, mi fa piacere pensare che fossero stati lasciati aperti per noi; una gentilezza per noi randagi di passaggio. Forse la mia è una interpretazione alquanto fantasiosa ma mi fa piacere pensare così. La pioggia scende forte, è gelida ed ogni goccia sembra un pizzicotto sulla pelle. Una ventina di chilometri “in umido” e giungo al punto di controllo che altro non è che l'ennesima pompa di
benzina. Dopo la timbratura di rito decido di giocarmi il mio jolly; una doccia bollente ed un
cambio di vestiario asciutto che ho tenuto in serbo per tutta la randonnee all'interno di due buste di plastica; il momento è giunto! Mangio qualcosa di quello che riesco a trovare nel negozietto del
distributore, con buona pace per il mio palato. E' notte fonda e riparto senza indugiare, sono a 230 chilometri da Osterdorf. Kempes -dodicesimo controllo-
Dodicesimo ed ultimo controllo.
Il meteo è ancora instabile ma la pioggia è più che sopportabile, nel centro di Thurnau scorgo i miei amici tedeschi che stanno dormendo in una stanza del bancomat. Non mi sfiora l'idea di fermarmi, anzi. Sono stanco, ho riposato un paio d'ore dal giorno della partenza, le gambe girano solo per inerzia ma va bene così; probabilmente sono stanco anche solo per pensare di lamentami. Al sopraggiungere dell'alba, improvvisamente, sento la bicicletta che sobbalza e sbanda, la riprendo ed una scarica di adrenalina mi attraversa lungo la spina dorsale. Mi stavo addormentando in bicicletta, pedalando; è arrivato il momento di riposare, sono sufficientemente lucido per capire che non posso spingermi oltre. Al primo paesino che incontro sulla strada trovo un riparo all'interno di una tettoia per la fermata dell'autobus. In giro non c'è anima viva, tiro fuori dalla borsa posteriore il telo di sopravvivenza e mi sdraio sulla panchina. Dopo un'ora di riposo il cellulare, senza pietà, mi dice che è arrivato il momento di ripartire. La strada si è asciugata un bel po'; tutto mi porta a pensare che il peggio sia passato quando davanti a me mi si presenta un muro nero oltre il quale non si vede niente.
L'unica cosa a cui riesco ad aggrapparmi è che mancano meno di 200 chilometri all'arrivo e non
posso fermarmi, non ora. Entro nel “muro nero”; quaranta chilometri di pioggia forte, incessante e gelida con forti raffiche di vento. Ho cercato di pedalare più forte possibile per non raffreddarmi per quaranta interminabili chilometri, poi finalmente il sole. Non lo dimenticherò mai.
Gli ultimi chilometri che mi separano dal mio prossimo punto di controllo, ennesimo distributore di benzina, sono piacevoli e soprattutto asciutti. Nel frattempo i miei amici tedeschi mi riprendono.
Uno di loro vuole fare due chiacchiere e tra una cosa e l'altra mi racconta che sono riusciti a dormire solo una decina d'ore dal giorno della partenza e sono parecchio stanchi. Mi faccio due conti in testa; considerando che ho dormito tre ore, avrei sette ore di ritardo, devo proprio essere messo male. Hanno un altro passo rispetto al mio e preferisco lasciarli andare, li riprenderò a due chilometri dal prossimo controllo mentre staranno allegramente pranzando. Ho parecchia fame ma il pensiero di dover mangiare i soliti snack preconfezionati mi fa nauseare, svolto sulla sinistra e mi ritrovo seduto in un fast-food; se devo farmi del male tanto vale farlo alla grande!! Ho preso il menù più large possibile; patatine con una mangiata di bustine di maionese e ketchup , coca cola, una dozzina di chicken nuggets, ed un triple whopper ovvero un panino con tre svizzere. Una gran porcata di pranzo che ricordo e ricorderò con molto affetto.
Giungo all'ultimo controllo con lo stomaco pieno e il morale alto mentre mi appresto a ricevere
l'ultimo timbro sulla mia carta di viaggio. Non soddisfatto, prima di inforcare la mia bicicletta, ho
ancora un po' di tempo per gustarmi un gelato, per la cronaca un cono all'amarena.
Osterdorf -Arrivo-
Gli ultimi 120 Km all'arrivo. Sono stanco sfinito ma ormai possono iniziare a suonare le trombe ed a preparare le danze. Devo solamente mettere un piede davanti all'altro, non devo pensare ad altro, ho tutto il tempo che mi serve per arrivare entro sera.
Mentalmente sono pronto ed il pensiero di dovermi trascinare ancora per un bel po' non mi disturba, ma i regali arrivano sempre inaspettati e ben accetti. Non so e non saprò mai cosa c'era nella carne che ho mangiato in quel fast-food ma sento una forte energia che mi entra nelle vene e sfocia nei miei muscoli. Comincio a spingere sui pedali senza sentire fatica, sempre più forte. Mi sento quello di un paio di settimane fa alla L.E.L.; sono felice come un bambino a cui hanno restituito il suo giocattolo preferito, una sensazione bellissima. Pedalo sempre più forte che posso ed accarezzo l'idea che forse potrei riprendere i miei amici di Germania. E così è. Li vedo in fondo ad una discesa, li riprendo, mi sembrano molto provati, saluto e passo oltre. Dopo una ventina di chilometri decido di aspettarli nel caso avessero bisogno di una mano, mi sembra egoistico andarmene da solo all'arrivo per i fatti miei, un po' di compagnia non dovrebbe guastare e così rallento. Ogni tanto mi giro in dietro per vedere se arrivano ed un bel momento li vedo; sono in sette-otto e si danno cambi regolari per venirmi a prendere. Non so cosa mi sia successo in quel momento, forse la stanchezza o forse l'orgoglio e il mio egoismo personale, fatto sta che vederli collaborare in quel modo mentre io ero lì ad aspettarli mi ha innervosito in modo spropositato. Ho maledetto il mio buonismo; non mi hanno mai aspettato, non mi hanno neanche chiesto se avevo bisogno di aiuto quando avevo forato ed ero in difficoltà; “cosa mi prende certe volte?”.
Aspetto che mi arrivino a ruota. Li faccio rifiatare un po' e appena arriva la prima salitella; ”tactac” butto giù due denti dal pacco pignoni, mi alzo sui pedali, saluto senza voltarmi, mai.
Cattivo.
Gli ultimi chilometri diventano una mia personale cronometro fino ad Osterdorf, dove arrivo a
metà pomeriggio, in anticipo di un paio d'ore rispetto a quello che avevo preventivato.
Mi ritrovo così esattamente dov'ero 79 ore fa. Saluto e abbraccio tutti.
Con calma disbrigo le solite formalità per il controllo del foglio di viaggio con tutti i miei timbri in
ordine e immediatamente dopo mi fiondo dentro ad una doccia bollente. E' proprio vero che si
apprezzano i piccoli piaceri quotidiani solamente dopo avervi rinunciato per un breve periodo di
tempo. Metto qualcosa sotto i denti e poi andrò a riposarmi prima del viaggio di ritorno; in
automobile!
A mezzanotte la sveglia chiama, mi aspetta il viaggio di ritorno.
Con qualche riposino ogni 300-400 chilometri durante la notte; alle ore 12.00 di Venerdì 14 Agosto
sono a casa. Missione compiuta.

“non so se qualche saggio nel passato l'abbia mai
detto o pensato (nel qual caso me ne approprio
per eventuali diritti d'autore) ma voglio scriverlo
per ricordarmelo in futuro che, mai in passato
come in questa randonnee, ho inteso che più il
viaggio è difficile per il corpo e più è profonda la
purificazione per l'anima.”

*Homologationsnumbers: per alcune randonnee sopra i 1000 km l'organizzazione può richiedere
che il partecipante nei sei mesi precedenti porti a termine almeno un brevetto per ogni distanza da 200, 300, 400 e 600 km tra quelli riconosciuti dall' ACP (Audax Club Parisien http://www.audaxclub- parisien.com ). Al conseguimento di ogni brevetto ACP vengono rilasciati dei numeri di omologazione che devono essere dati all'organizzatore per essere verificati. Questo sistema un po' macchinoso serve per evitare che qualche sprovveduto metta a repentaglio la propria vita e crei non pochi problemi all'organizzazione.
**Bag-Drop: da regolamento ho la possibilità di mettere una borsa in certo punto del percorso,
potrebbe essere ad un controllo a nostra scelta o in un punto deciso dall'organizzatore come in
questo caso oppure in diversi punti qualora fosse possibile, il tutto in cambio di una cifra modesta.
E' strategicamente importante sapere a che punto del viaggio troverò dell'abbigliamento pulito, dopo aver fatto una bella doccia. In questa borsa posso anche metterci delle batterie di ricambio, degli integratori, delle camere d'aria o quello posso ritenere potrebbe essermi utile nel proseguo. La borsa mi verrà poi restituita alla fine della randonnee.
***Road-book: può essere un insieme di fogli o un libricino dove sono scritte le indicazioni
stradali. Gira a destra, sinistra, allo stop segui la tal strada di direzione di, e via discorrendo, dalla partenza all'arrivo.